- è tutto qui!
- non ci sono significati reconditi.
- non puoi arrivarci da qui, e inoltre non c'è alcun altro posto dove andare.
- siamo tutti già moribondi, e saremo morti per molto tempo.
- nulla dura per sempre.
- non c'è alcun modo per ottenere tutto ciò che si vuole.
- non puoi avere nulla a meno che non lasci la presa.
- puoi conservare soltanto ciò che dai via.
- non c'è alcuna ragione particolare per cui non hai ricevuto alcune cose.
- il mondo non è necessariamente giusto. L'essere buoni spesso non viene ricompensato e non c'è alcuna ricompensa per la sventura.
- nondimeno hai la responsabilità di fare del tuo meglio.
- è un universo casuale a cui noi apportiamo significato.
- in realtà non controlli nulla.
- non puoi costringere nessuno ad amarti.
- nessuno è più forte o più debole di te.
- tutti sono, a modo proprio, vulnerabili.
- non ci sono grandi uomini.
- se hai un eroe, dagli un altro sguardo: in qualche modo hai diminuito te stesso.
- tutti mentono, ingannano, fingono (sì, anche tu, e certamente io).
- tutto il male costituisce una vitalità potenziale bisognosa di trasformazione.
- ogni parte di te ha il suo valore, se solo l'accetti.
- il progresso è un'illusione.
- il male può essere spostato ma mai cancellato, dal momento che tutte le soluzioni generano nuovi problemi.
- tuttavia è necessario continuare a lottare verso una soluzione.
- l'infanzia è un incubo.
- ma è così difficile essere un adulto indipendente, autosufficiente, consapevole di dover badare a sè stesso poichè non c'è nessun altro a farlo.
- ciascuno di noi è in definitiva solo.
- le cose più importanti, ciascun uomo deve farle da sé.
- l'amore non basta, ma certamente aiuta.
- abbiamo soltanto noi stessi, e la fratellanza che ci unisce gli uni agli altri. Forse non è molto, ma non c'è altro.
- che strano che tanto spesso, tutto sembri valere la pena.
- dobbiamo vivere nell'ambiguità di una libertà parziale, di un potere parziale e di una conoscenza parziale.
- tutte le decisioni importanti devono essere prese sulla base di dati insufficienti.
- tuttavia siamo tutti responsabili di tutti i nostri atti.
- nessuna scusa sarà accettata.
- puoi fuggire, ma non puoi nasconderti.
- è importantissimo trovarsi senza più capri espiatori.
- dobbiamo imparare la forza di vivere con la nostra impotenza.
- l'unica vittoria importante sta nell'arrendersi a se stessi.
- tutte le battaglie significative vengono combattute all'interno del sé.
- sei libero di fare qualunque cosa vuoi. Devi soltanto affrontarne le conseguenze.
- cosa sai... con sicurezza... ad ogni modo?
- impara a perdonare te stesso, più e più e più e più e più volte...
Sento, dunque sono.
...e se vi dicessi chi sono, non mi credereste...
mercoledì 15 dicembre 2010
"The Laundry List", Sheldon B. Kopp
LA COLONNA SONORA PER QUESTA LETTURA: Elisa, Antony, "Forgiveness"
briciole...
lavoro interiore,
libertà,
libri,
psicoterapia,
vita,
vivere
mercoledì 10 novembre 2010
Di quale cibo si tratta?
Eccomi qui, davanti al pc, con in testa tante ma tante (troppe?) cose vecchie che pian piano si fanno vedere - sono io che sto portando luce? Ricordi di vita passata, anche da anni, che emergono a volte dolci come una carezza, a volte irruenti come una sberla in piena faccia... un po' di nausea, e finalmente, riscoperto, un po' del mio amore per me. Forse ha ragione Dahlke (v. link allegato), forse il digiuno terapeutico aiuta a pulire non solo il corpo ma anche l'anima... e piano piano ma inesorabili salgono alla coscienza bollicine piene di - sì, anche quella, quella esce da sotto - piene di episodi, profumi, contatti di pelle, gusti, ricordi di peli (di Aceto) e pelli (di vecchi compagni di strada), di sudore, di lacrime salate e amare, di cose non dette, o dette troppe volte che avevano svuotato ogni significato nella loro ripetizione mnemonica... mi rendo conto che non mi è per niente facile essere presente nell'oramai familiare "qui ed ora" eppure con la voglia di riuscirci, e quindi ogni volta che casco in una delle suddette bollicine torno al corpo, alla mia prima casa, che forse un giorno riconoscerò anche come tempio della mia anima... per il momento è una baita, abbastanza sporca ed impolverata, con una vista magnifica sulle montagne e sul torrente, un po' cadente, insomma, ha bisogno di qualche ristrutturazione!
Se i nodi che il digiuno aiuta a portare alla luce e a sciogliere, lasciar andare, sbrogliare, se quei nodi sono queste bollicine di passato aggrovigliate nella mia selvatica mente, bè, di lavoro di pulizia ne ho davvero tanto. Ancora e di nuovo sulla mia dipendenza, guardacaso, non dalle sigarette: quella probabilmente sarà l'ultima, a meno che non scelga di trasformarla in un rituale di consapevolezza totale come facevano gli Indiani con la pipa... comunque, dipendenza da - e qui azzardo - una forma di contatto che ricerco con bramosia nel mondo fuori, come se, dentro, il ghiacciaio tra due parti di me ancora separa. Una mente giovane, bloccata, spaventata dal mondo e da sè stessa, dal cuore che pulsa e batte, da una lupa che ulula alla luna, da una donna calda e sensuale, dal piacere - e costantemente alla ricerca di una compensazione.
Bello questo terzo giorno di digiuno, grazie Rudi...
Se i nodi che il digiuno aiuta a portare alla luce e a sciogliere, lasciar andare, sbrogliare, se quei nodi sono queste bollicine di passato aggrovigliate nella mia selvatica mente, bè, di lavoro di pulizia ne ho davvero tanto. Ancora e di nuovo sulla mia dipendenza, guardacaso, non dalle sigarette: quella probabilmente sarà l'ultima, a meno che non scelga di trasformarla in un rituale di consapevolezza totale come facevano gli Indiani con la pipa... comunque, dipendenza da - e qui azzardo - una forma di contatto che ricerco con bramosia nel mondo fuori, come se, dentro, il ghiacciaio tra due parti di me ancora separa. Una mente giovane, bloccata, spaventata dal mondo e da sè stessa, dal cuore che pulsa e batte, da una lupa che ulula alla luna, da una donna calda e sensuale, dal piacere - e costantemente alla ricerca di una compensazione.
Bello questo terzo giorno di digiuno, grazie Rudi...
briciole...
dahlke,
digiuno,
donna,
lupa,
riflessione
venerdì 15 ottobre 2010
mercoledì 14 aprile 2010
Questione di fortuna?
Io mi ritengo fortunata.
Sono stupita, meravigliata... emozionata. Mi sono ritrovata con le lacrime agli occhi ed il cuore che sprizzava energia, pochi minuti fa, seduta sul divano, a seguito di una breve intervista a Bud Spencer... che oramai ha 81 anni, e ha raccontato qualcosa di sè (grazie alle Iene).
Bè, io ho avuto un piccolo "insight", come si dice: mi sono resa conto che mi emoziono, e che questa reazione, anzi, più precisamente, che accorgermi di questa reazione del mio organismo è una cosa che per un certo periodo di tempo ho "dimenticato" di essere in grado di fare [ciao Giovanna che mi hai appena pivettato dalla strada... chissà se lo stufato con la Guinness era buono... ], ecco... ed è una delle cose che un giorno lontano, di più di 15 anni fa, mi chiedevo sarei più riuscita a fare.
Io mi ritengo fortunata, e il piano di pensiero su di me in questi termini tiene conto del fatto che mi riconosco in un personaggio, chiamato Martina Gregoris, sesso femminile, nata 27 anni or sono in questa terra chiamata Friuli-Venezia Giulia, in Italia, e ho dei genitori, due sorelle e un fratello, e ho fatto questo e quell'altro e bla bla bla... e la cosa stupefacente, senza assumere stupefacenti come invece nel passato è successo, anzi, ho fatto, è che mi rendo conto che vivo un'esperienza sensoriale che va molto, molto al di là di ciò che, solo con il pensiero, non riesco a contemplare. Perchè è una sorpresa continua, è un'esplosione continua di sensazioni che poi prendono forme emotive differenti e forme e colori e ritmi diversi, ed il mio corpo fa tutto questo senza che io ci debba "pensare", avviene. "Semplicemente" avviene.
E non è sempre "piacevole", ovvero con la mia limitata capacità cognitiva giudico a destra e a manca quello che sento in quasi ogni momento in cui me ne accorgo e "non mi piace": cazzo, mi stendo dopo un lavoro personale perchè sento di aver bisogno di stare sotto una coperta rannicchiata ed il mio cuore inizia a traballare, extrasistoli, fatica ad inspirare, tremori, e invece di "godermi il panorama" mi agito perchè ritengo che queste sensazioni siano pericolose - ovvero, "oddio adesso muoio", e sale l'angoscia, e per fortuna tutto questo avviene in un contesto protetto e chiedo aiuto. E, lasciando uscire un dolore attraverso la voce, attraverso le lacrime, lasciando che il mio corpo tremi di tutti i tremori di cui ha bisogno, per scrollarsi via di dosso la tensione immagazzinata per chissà quale attacco o fuga, ecco, si ristabilisce il flusso, e piano piano la mareggiata si placa, e piano piano scivolo nel dormiveglia, accoccolata tra le braccia della mia risorsa interiore - donna, zingara, medico, ed il suo topo ammaestrato... sic! - e mi sento protetta e posso riposare.
E, come questa sera, dopo cena e dopo il planning per la giornata di domani, mi accorgo che posso fermarmi cinque minuti, che ho del tempo per me - o meglio, che questo è il mio tempo. E mi siedo, mi ascolto. Mi rilasso, sciolgo le spalle ed il collo - sono stata tutta la giornata a sbobinare le lezioni di scuola; mi ritrovo a cliccare i pulsanti del telecomando finchè trovo Le Iene; scelgo di fermarmi, mi intristisco in risposta ad un servizio su silicone e chirurgia plastica praticata abusivamente... e poi arriva Bud. Tenerezza. Penso a Marco, che è lontano fisicamente, ed è come se fosse qui con me. Immagino i suoi occhi stupiti di vedere proprio lui, in un'intervista; il suo sorriso di bambino felice, la curiosità si accende, la temperatura aumenta... e io penso "perchè no?", e mi appresto ad accogliere questa nuova esperienza.
Un uomo vecchio, che dice di sentire dentro i suoi 28 anni - io ci devo ancora arrivare, e mi rendo conto di aver pensato "già, come i miei 5 anni fa", e invece no, non ho 33 anni, non all'anagrafe perlomeno. E accolgo ciò che racconta di sè, in brevi risposte alle brevi domande che gli fanno; fa una scenetta con i giornalisti, come nei suoi vecchi film. E gli occhi mi si riempiono di lacrime. Gli hanno chiesto un motivo valido per voler morire. Lui questa sera ha detto "per conoscere cosa c'è dall'altra parte, penso di conoscere Dio".
Questo è meraviglioso. I miei occhi che si inondano di vita. Ricordi di tentativi di morte si mischiano al mare di vita che ora posso vivere, anche grazie alle persone che mi hanno aiutata - accolta, coccolata, bastonata, protetta, accompagnata alla mia responsabilità, spinta quando serviva, lasciata sola per capire che posso reggermi sulle mie gambe, nella condivisione ricordandomi che questo viaggio è sempre in compagnia - se non altro, di noi stessi.
Questo è meraviglioso.
E non è questione di "fortuna".
Grazie.
Sono stupita, meravigliata... emozionata. Mi sono ritrovata con le lacrime agli occhi ed il cuore che sprizzava energia, pochi minuti fa, seduta sul divano, a seguito di una breve intervista a Bud Spencer... che oramai ha 81 anni, e ha raccontato qualcosa di sè (grazie alle Iene).
Bè, io ho avuto un piccolo "insight", come si dice: mi sono resa conto che mi emoziono, e che questa reazione, anzi, più precisamente, che accorgermi di questa reazione del mio organismo è una cosa che per un certo periodo di tempo ho "dimenticato" di essere in grado di fare [ciao Giovanna che mi hai appena pivettato dalla strada... chissà se lo stufato con la Guinness era buono... ], ecco... ed è una delle cose che un giorno lontano, di più di 15 anni fa, mi chiedevo sarei più riuscita a fare.
Io mi ritengo fortunata, e il piano di pensiero su di me in questi termini tiene conto del fatto che mi riconosco in un personaggio, chiamato Martina Gregoris, sesso femminile, nata 27 anni or sono in questa terra chiamata Friuli-Venezia Giulia, in Italia, e ho dei genitori, due sorelle e un fratello, e ho fatto questo e quell'altro e bla bla bla... e la cosa stupefacente, senza assumere stupefacenti come invece nel passato è successo, anzi, ho fatto, è che mi rendo conto che vivo un'esperienza sensoriale che va molto, molto al di là di ciò che, solo con il pensiero, non riesco a contemplare. Perchè è una sorpresa continua, è un'esplosione continua di sensazioni che poi prendono forme emotive differenti e forme e colori e ritmi diversi, ed il mio corpo fa tutto questo senza che io ci debba "pensare", avviene. "Semplicemente" avviene.
E non è sempre "piacevole", ovvero con la mia limitata capacità cognitiva giudico a destra e a manca quello che sento in quasi ogni momento in cui me ne accorgo e "non mi piace": cazzo, mi stendo dopo un lavoro personale perchè sento di aver bisogno di stare sotto una coperta rannicchiata ed il mio cuore inizia a traballare, extrasistoli, fatica ad inspirare, tremori, e invece di "godermi il panorama" mi agito perchè ritengo che queste sensazioni siano pericolose - ovvero, "oddio adesso muoio", e sale l'angoscia, e per fortuna tutto questo avviene in un contesto protetto e chiedo aiuto. E, lasciando uscire un dolore attraverso la voce, attraverso le lacrime, lasciando che il mio corpo tremi di tutti i tremori di cui ha bisogno, per scrollarsi via di dosso la tensione immagazzinata per chissà quale attacco o fuga, ecco, si ristabilisce il flusso, e piano piano la mareggiata si placa, e piano piano scivolo nel dormiveglia, accoccolata tra le braccia della mia risorsa interiore - donna, zingara, medico, ed il suo topo ammaestrato... sic! - e mi sento protetta e posso riposare.
E, come questa sera, dopo cena e dopo il planning per la giornata di domani, mi accorgo che posso fermarmi cinque minuti, che ho del tempo per me - o meglio, che questo è il mio tempo. E mi siedo, mi ascolto. Mi rilasso, sciolgo le spalle ed il collo - sono stata tutta la giornata a sbobinare le lezioni di scuola; mi ritrovo a cliccare i pulsanti del telecomando finchè trovo Le Iene; scelgo di fermarmi, mi intristisco in risposta ad un servizio su silicone e chirurgia plastica praticata abusivamente... e poi arriva Bud. Tenerezza. Penso a Marco, che è lontano fisicamente, ed è come se fosse qui con me. Immagino i suoi occhi stupiti di vedere proprio lui, in un'intervista; il suo sorriso di bambino felice, la curiosità si accende, la temperatura aumenta... e io penso "perchè no?", e mi appresto ad accogliere questa nuova esperienza.
Un uomo vecchio, che dice di sentire dentro i suoi 28 anni - io ci devo ancora arrivare, e mi rendo conto di aver pensato "già, come i miei 5 anni fa", e invece no, non ho 33 anni, non all'anagrafe perlomeno. E accolgo ciò che racconta di sè, in brevi risposte alle brevi domande che gli fanno; fa una scenetta con i giornalisti, come nei suoi vecchi film. E gli occhi mi si riempiono di lacrime. Gli hanno chiesto un motivo valido per voler morire. Lui questa sera ha detto "per conoscere cosa c'è dall'altra parte, penso di conoscere Dio".
Questo è meraviglioso. I miei occhi che si inondano di vita. Ricordi di tentativi di morte si mischiano al mare di vita che ora posso vivere, anche grazie alle persone che mi hanno aiutata - accolta, coccolata, bastonata, protetta, accompagnata alla mia responsabilità, spinta quando serviva, lasciata sola per capire che posso reggermi sulle mie gambe, nella condivisione ricordandomi che questo viaggio è sempre in compagnia - se non altro, di noi stessi.
Questo è meraviglioso.
E non è questione di "fortuna".
Grazie.
lunedì 12 aprile 2010
"Il Galeone"
Questa è una favola ideata, scritta e favoleggiata da me. E' il risultato di un lavoro terapeutico che mi ha aiutata molto, e frutto della collaborazione tra i miei emisferi cerebrali, il mio cuore e la mia storia personale e familiare, seguendo la guida di una counsellor in gamba. Vi chiedo una cortesia: se vi emoziona, se vi richiama qualcosa di voi o della vostra storia, se volete commentarla o chiedermi qualcosa, fatelo! Grazie, Martina
C'era una volta...
un vecchio galeone. Sembrava fosse lì da sempre, attraccato al porto vecchio, sempre uguale: in decadenza, in apparenza disabitato. A volte, nelle giornate di nebbia, qualcuno diceva che sparisse nel nulla; altre volte i marinai in mezzo alla tempesta dicevano di averlo visto tra le onde, come nuovo, dipinto di azzurro lucente, navigare con forza con la vela, tutta verde, gonfia del vento del Nord.
Una vecchia, matta, di quelle che i giovani del paese prendevano in giro, e a cui gli altri abitanti si tenevano a distanza, lei diceva di conoscere la vera storia di quel galeone: ma tutti non avevano orecchie per ascoltarla, lei era una "strega"...
Un giorno triste, un giorno in cui è morta una persona a me molto cara, ho deciso di andare da lei. E lei mi stava aspettando. Mi ha fatta entrare nella sua vecchia casa, con vecchi mobili e vecchi odori, e mi ha raccontato la storia del galeone.
In realtà il galeone era a posto, lei diceva: è solo che le persone non hanno gli occhi per vederlo, nè orecchie per ascoltare. E questo galeone è tenuto e governato da un uomo gobbo, storpio, la cui unica e grande sfortuna è stata quella di avere un brutto incidente da piccolo. E' stato via via isolato, emarginato, finchè piano piano, silenziosamente, è stato dimenticato.
Lui per questo è diventato tanto tanto triste, e ha iniziato ad andare sugli scogli ogni giorno, e piangeva, e piangeva, e piangeva. Non si accorgeva, chiuso com'era su sè stesso e la sua disperazione, che una manta gialla, ogni giorno, piano piano e in silenzio si avvicinava con dolcezza fino al limitare del mare, in quel limbo che non è più mare e non è ancora terra, e lo guardava, lo ascoltava, e pregava Dio e tutto l'oceano di aiutare quel bambino triste, che poi è diventato un ragazzo, che poi è diventato un uomo.
Un giorno le preghiere di anni e anni sono state esaudite: era un giorno come un altro, per lui, e come tutti gli altri giorni di tutti gli anni passati ad andare in riva al mare a piangere, ci andò. Si sedette sugli scogli, e stava piangendo. Nel momento in cui, come avrebbe fatto sempre, si stava per chiudere, una lacrima è sgorgata dal suo occhio quasi cieco: ed era una lacrima viola! Lui non se n'era accorto, lì per lì; questa lacrima è scivolata sul suo viso pieno di cicatrici lasciandogli una traccia viola come fosse un colore ad olio; e, densa, è caduta nell'acqua, e ha fatto "PLOF!". Lì sotto c'era la manta gialla, e quando la lacrima è caduta nel mare, in un attimo, per un attimo, tutto è cambiato: non c'era più mare nè terra, aria o acqua; non c'era più disperazione, non c'era più chiusura. I mondi per anni separati si erano incontrati, e l'uomo gobbo e storpio ha potuto accorgersi della sua amica manta: erano in Due! Non servivano parole in quel lungo-brevissimo abbraccio.
Quella fusione non poteva durare a lungo, perchè su questa terra la vita funziona se può muoversi fra i poli, alla costante ricerca di equilibrio. Ma il mare ha voluto fare un regalo a quell'uomo, che per tanti anni è rimasto fedele a sè stesso e al suo dolore, e alla manta, per la cura e dedizione che gli ha dedicato, anche se abitante di un altro Mondo - da lei.
E ha dato in dono a quell'uomo il galeone azzurro con la vela verde, per veleggiare e viaggiare e conoscere tutti i mari e tutte le terre che lui possa desiderare, riparato da apparenze di decadenza e nascosto agli occhi degli uomini che non hanno tempo e spazio da dedicare alla cura del cuore.
E, come d'incanto, quando la vecchia strega finì di raccontarmi la storia, mi indicò fuori dalla finestra: il galeone! Sì, io il galeone posso vederlo... lei mi ha consigliato di scendere al porto e andare a conoscere quell'uomo, Arcibaldo, e la manta che è la sua compagna di vita, che lui ha voluto chiamare Chiara.
C'era una volta...
un vecchio galeone. Sembrava fosse lì da sempre, attraccato al porto vecchio, sempre uguale: in decadenza, in apparenza disabitato. A volte, nelle giornate di nebbia, qualcuno diceva che sparisse nel nulla; altre volte i marinai in mezzo alla tempesta dicevano di averlo visto tra le onde, come nuovo, dipinto di azzurro lucente, navigare con forza con la vela, tutta verde, gonfia del vento del Nord.
Una vecchia, matta, di quelle che i giovani del paese prendevano in giro, e a cui gli altri abitanti si tenevano a distanza, lei diceva di conoscere la vera storia di quel galeone: ma tutti non avevano orecchie per ascoltarla, lei era una "strega"...
Un giorno triste, un giorno in cui è morta una persona a me molto cara, ho deciso di andare da lei. E lei mi stava aspettando. Mi ha fatta entrare nella sua vecchia casa, con vecchi mobili e vecchi odori, e mi ha raccontato la storia del galeone.
In realtà il galeone era a posto, lei diceva: è solo che le persone non hanno gli occhi per vederlo, nè orecchie per ascoltare. E questo galeone è tenuto e governato da un uomo gobbo, storpio, la cui unica e grande sfortuna è stata quella di avere un brutto incidente da piccolo. E' stato via via isolato, emarginato, finchè piano piano, silenziosamente, è stato dimenticato.
Lui per questo è diventato tanto tanto triste, e ha iniziato ad andare sugli scogli ogni giorno, e piangeva, e piangeva, e piangeva. Non si accorgeva, chiuso com'era su sè stesso e la sua disperazione, che una manta gialla, ogni giorno, piano piano e in silenzio si avvicinava con dolcezza fino al limitare del mare, in quel limbo che non è più mare e non è ancora terra, e lo guardava, lo ascoltava, e pregava Dio e tutto l'oceano di aiutare quel bambino triste, che poi è diventato un ragazzo, che poi è diventato un uomo.
Un giorno le preghiere di anni e anni sono state esaudite: era un giorno come un altro, per lui, e come tutti gli altri giorni di tutti gli anni passati ad andare in riva al mare a piangere, ci andò. Si sedette sugli scogli, e stava piangendo. Nel momento in cui, come avrebbe fatto sempre, si stava per chiudere, una lacrima è sgorgata dal suo occhio quasi cieco: ed era una lacrima viola! Lui non se n'era accorto, lì per lì; questa lacrima è scivolata sul suo viso pieno di cicatrici lasciandogli una traccia viola come fosse un colore ad olio; e, densa, è caduta nell'acqua, e ha fatto "PLOF!". Lì sotto c'era la manta gialla, e quando la lacrima è caduta nel mare, in un attimo, per un attimo, tutto è cambiato: non c'era più mare nè terra, aria o acqua; non c'era più disperazione, non c'era più chiusura. I mondi per anni separati si erano incontrati, e l'uomo gobbo e storpio ha potuto accorgersi della sua amica manta: erano in Due! Non servivano parole in quel lungo-brevissimo abbraccio.
Quella fusione non poteva durare a lungo, perchè su questa terra la vita funziona se può muoversi fra i poli, alla costante ricerca di equilibrio. Ma il mare ha voluto fare un regalo a quell'uomo, che per tanti anni è rimasto fedele a sè stesso e al suo dolore, e alla manta, per la cura e dedizione che gli ha dedicato, anche se abitante di un altro Mondo - da lei.
E ha dato in dono a quell'uomo il galeone azzurro con la vela verde, per veleggiare e viaggiare e conoscere tutti i mari e tutte le terre che lui possa desiderare, riparato da apparenze di decadenza e nascosto agli occhi degli uomini che non hanno tempo e spazio da dedicare alla cura del cuore.
E, come d'incanto, quando la vecchia strega finì di raccontarmi la storia, mi indicò fuori dalla finestra: il galeone! Sì, io il galeone posso vederlo... lei mi ha consigliato di scendere al porto e andare a conoscere quell'uomo, Arcibaldo, e la manta che è la sua compagna di vita, che lui ha voluto chiamare Chiara.
domenica 21 marzo 2010
Benvenuta primavera, arrivederci inverno
... oggi dò il benvenuto alla primavera.
Oggi mi trovo di fronte ad una consapevolezza emergente
che riguarda la mia storia,
che riguarda me.
C'è stato un tempo in cui "io" era un concetto sfocato
come l'immagine del fuoco che pubblico qui sopra.
Quello era il tempo per perdermi.
Qualcuno dice che per trovarsi bisogna prima perdersi,
e io il mio l'ho fatto.
Non me la sento di imputare o giudicare nessuno, ora come ora,
non voglio imbastire tribunali, anche se a momenti la tentazione è grande.
Certo che la mia anima ha cercato e trovato il suo modo per crescere ed affrontare i suoi nodi.
Ho incontrato anime grandi che mi hanno accolta, protetta,
guidata al mio cuore,
ed è lì che io mi sono trovata.
E ora,
ora inizia il momento della condivisione.
E' spontanea,
nei discorsi quotidiani, quasi per magia
mi ritrovo con il cuore in mano
a parlare di ciò che, per me, è stata la mia sofferenza,
a condividerla con altre persone.
E mi stupisco
di quanto questa storia entri nel cuore di chi mi ascolta,
come il vento del nord entra e scuote fino alle radici anche gli alberi più grandi.
Voglio trovare il mio modo per raccontarla,
voglio fare in modo che brilli della sua luce senza tenerci più davanti la mano.
Per chi, come me, si è trovato nell'abisso della sua anima
nel buio della coscienza
nel vuoto della solitudine umana
e lì si è perso.
Un modo c'è, per ritrovarsi;
un modo c'è, per guarire quelle ferite.
Forse non è "la Strada", non tutti la troveranno adeguata a loro stessi;
è un sentiero
che va costruito passo dopo passo.
Non ci sono segnali pre-esistenti
non ci sono passaggi predefiniti.
E' come partire dalla palude più melmosa, e imparare che anche lì è possibile respirare.
E scegliere di fare un passo.
E' tutto lì, in quel primo passo, e dall'inerzia del primo passo
prendere la forza che serve per fare il secondo, e poi ancora un altro.
Perchè un senso c'è.
E questa è la mia fede.
E mi viene dal cuore un grazie, per tutti coloro che sono stati attori in questa vicenda di vita,
tutti coloro che mi hanno aiutata, chi offrendomi una carezza e chi una bastonata.
Perchè mi hanno insegnato che sono io a scegliere,
che posso essere respons-abile.
Adulta.
In crescita e in continuo mutamento.
Grazie.
... e il sentiero continua...
briciole...
adulto,
amici,
amore,
cambiamento,
consapevolezza,
responsabilità,
sentiero,
tempo,
valore,
violenza,
vita
martedì 16 febbraio 2010
... riflessioni...
"Il tuo problema non è l’amore, ma il fatto che non sei in grado di accettare te stesso, di stare dritto sui tuoi piedi, di rispettarti, di fare qualcosa che ti faccia rendere conto di avere valore. Il tuo valore dovrebbe essere dentro di te, non dovrebbe esserti attribuito da qualcun altro. Il valore preso in prestito è pericoloso: quella persona se lo può riprendere; ed è questo che continua a succedere nelle cosiddette storie d’amore. Solo una persona indipendente può amare ed essere amata; a quel punto l’amore non gli creerà alcun problema." Osho
Ecco l'inizio della mail ricevuta un paio di giorni fa, che mi è piaciuta un sacco, richiamandomi alla presenza a me. Prima di tutto. Non è mica semplice... e nessuno mi ha mai detto che lo sarebbe stato. Eppure in questa fase sento dentro un terremoto in atto, la scossa forte c'è stata a dicembre, e ribaltoni interiori ad indicare un profondo cambiamento... e una parte di me ha una paura forte riguardo a questo che sto sentendo, a quanta vita comincia a sobbollire sotto la superficie, come magma che preme e scuote e cerca una via per uscire... me l'ero predetto, questo ventottesimo anno di vita, che si concluderà ad ottobre, sarebbe stato così. E ora, tra bassifondi e vette innevate mi faccio venire la nausea per la velocità con cui cambio gli stati d'animo, mi ripesco nelle melme adolescenziali di non valore e di giudizio impietoso, respiro un attimo di brezza fresca e ripiombo su e giù, su e giù, finchè... non lo so, fino a dove, ma ci pianterò una mano. Nel fango. E lì rimarrà, in modo che ogni volta che ne avrò bisogno, in un momento di smarrimento, dopo una folata di vento, dopo una glaciazione, dopo un volo radente, io potrò tornare lì - qui - e ricordarmi. Chi sono.
Sento, dunque sono.
Ecco l'inizio della mail ricevuta un paio di giorni fa, che mi è piaciuta un sacco, richiamandomi alla presenza a me. Prima di tutto. Non è mica semplice... e nessuno mi ha mai detto che lo sarebbe stato. Eppure in questa fase sento dentro un terremoto in atto, la scossa forte c'è stata a dicembre, e ribaltoni interiori ad indicare un profondo cambiamento... e una parte di me ha una paura forte riguardo a questo che sto sentendo, a quanta vita comincia a sobbollire sotto la superficie, come magma che preme e scuote e cerca una via per uscire... me l'ero predetto, questo ventottesimo anno di vita, che si concluderà ad ottobre, sarebbe stato così. E ora, tra bassifondi e vette innevate mi faccio venire la nausea per la velocità con cui cambio gli stati d'animo, mi ripesco nelle melme adolescenziali di non valore e di giudizio impietoso, respiro un attimo di brezza fresca e ripiombo su e giù, su e giù, finchè... non lo so, fino a dove, ma ci pianterò una mano. Nel fango. E lì rimarrà, in modo che ogni volta che ne avrò bisogno, in un momento di smarrimento, dopo una folata di vento, dopo una glaciazione, dopo un volo radente, io potrò tornare lì - qui - e ricordarmi. Chi sono.
Sento, dunque sono.
briciole...
Osho,
riflessione,
valore
Iscriviti a:
Post (Atom)

